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Lunedì, 13 Giugno 2016 16:26

10/06/16 Antibiotici, anticipazioni Osmed 2015: consumi in calo ma ancora elevati a Sud In evidenza

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Mentre resta ancora aperto il dibattito sulla possibilità di rendere disponibili confezioni di antibiotici con dosaggi ad hoc
per ridurne il cattivo uso e quindi il fenomeno di antibioticoresistenza, i dati Osmed 2015, un'anticipazione di Doctor33,
parlano di un calo del 2,7% dei consumi rispetto all'anno precedente anche se non uniforme sul territorio: a Sud restano
marcatamente più alti nelle fasce d'età più delicate, bambini e anziani. Ad anticipare alcuni dei principali dati Osmed
2015 è il direttore generale dell'Aifa Luca Pani che, a Farmacista33, spiega: «Gli ultimi dati Osmed 2015, che
presenteremo tra due settimane, mostrano un andamento lievemente decrescente nel consumo globale di antibiotici
(2,7%
rispetto al 2014) in Italia ma confermano una preoccupante variabilità regionale che vede le Regioni del Sud far
registrare i maggiori consumi. I dati per età e sesso riferiti all'intera categoria degli antimicrobici (comprendente non
solo agli antibiotici, sebbene quest'ultimi rappresentino la maggioranza dei consumi) mostrano la più alta prevalenza
nelle fasce d'età 04
anni e >64 anni, con i valori più alti mediamente nelle donne rispetto agli uomini». Si segnala, tra le
altre cose, l'uso scorretto di rimanenze di confezioni di antibiotici disponibili in famiglia e dai parenti che quasi 9 italiani
su 10 (87%) fa (i cosidetti left over).
Ciò che maggiormente preoccupa le autorità sanitarie, aggiunge Pani, è il fenomeno dell'antibioticoresistenza
legato all'utilizzo non appropriato di
antibiotici: «È necessario un vero e proprio cambiamento culturale, per questo l'Aifa da moltissimi anni porta avanti una campagna per
sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sull'importanza di ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del medico che ne
accerti l'effettiva utilità, di non interrompere mai la terapia prima dei tempi indicati dal medico o, comunque, solo dietro suo consiglio e di non
assumere antibiotici per curare infezioni virali». Per contrastare questo fenomeno globale «è innanzitutto necessario un approccio multi settoriale
"one health" che coordini all'interno di un unico piano strategico, come avviene nel nostro Paese sotto l'indirizzo e la vigilanza del Ministero della
Salute, tutte le iniziative mirate alla riduzione e all'utilizzo responsabile di antibiotici sia per uso umano che veterinario spiega
Pani Si
tratta di
collaborazioni globali, anche attraverso l'Organizzazione Mondiale della Sanità e la Task Force Transatlantica contro la resistenza antimicrobica per
permettere il coordinamento e lo scambio di informazioni regolatorie tra Europa e Stati Uniti. Per quanto riguarda l'uso nell'uomo, sicuramente sono
due le strategie che possono offrire risultati a breve termine. La prima è il controllo delle infezioni in ambito ospedaliero attraverso misure adottate
da parte del personale sanitario (come il lavaggio frequente delle mani e il cambio del camice) che entra a contatto con soggetti infetti. La seconda è
la cosiddetta antimicrobial stewardship, ovvero una serie di interventi mirati a controllare e a migliorare l'uso responsabile degli antimicrobici
promuovendo l'uso del farmaco appropriato, nel corretto dosaggio, per la durata corretta della terapia».

Attilia Burke

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Doctor33

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