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È fermo da troppo tempo anche il numero dei neo specialisti Spesso è necessario optare per visite in un altro quartiere

ANNA RITA CILLIS

L'ODISSEA di una mamma inizia quando con il nuovo anno il pediatra di base dei suoi figli va in pensione. Dopo l'addio alla professione dello specialista la donna ne cerca subito un altro, ma ben presto si accorge che trovarlo non è così facile. Non si scoraggia, però, e decide di andare nella sua Asl di riferimento dove scopre che il pediatra non è stato ancora sostituito e in più nella sua zona tutti gli altri sono già pieni. Niente pediatra vicino, dunque, dovrà accontentarsi di uno con lo studio in un altro quartiere.

E questa è solo l'ultima delle tante segnalazioni di quotidiana ricerca: perché cambiare un pediatra a Roma è sempre più difficile, fanno notare dalla Fimp Lazio, costola regionale della Federazione italiana dei medici pediatri. Complici la cifra crescente dei pensionamenti, un turn over ai minimi termini e l'esiguo numero dei neo specialisti. Tra tre anni, sempre per la Fimp, le cose potrebbero peggiorare ulteriormente se si considera il previsto esodo dei professionisti per raggiunto limite di età a partire dal 2020.

«Nel Lazio i pediatri sono 778, di questi circa la metà lavora nella Capitale», spiega Teresa Rongai, segretario regionale Fimp per il Lazio. Che poi aggiunge: «A Roma, come in altre città italiane, molti pediatri di famiglia hanno raggiunto il tetto massimo di 800 bambini assistiti, una quota cui si possono aggiungere 80 piccoli pazienti in deroga, tra fratellini di assistiti e neonati entro tre mesi di età».

Insomma per Rongai «il Lazio come altre Regioni, ha una carenza cronica di specialisti senza contare che l'età media degli specialisti oscilla tra i 45 e i 64 anni». Non solo: di quei 778 pediatri in 619 hanno già raggiunto il massimale previsto.

A conti fatti, dice la pediatra «nel nostro territorio servirebbero almeno mille pediatri di base in più, perché per fortuna i bambini continuano a nascere e noi li seguiamo per molti anni. Il problema è che le nuove leve non bastano a colmare i vuoti lasciati dai pensionamenti. E a soffrire non è solo la pediatria di famiglia: anche fra gli ospedalieri c'è carenza di specialisti».

Va detto, però, fa notare Rongai «che il sistema sanitario pubblico per gli under-14 regge e a volte la carenza di pediatri convenzionati presenti sul territorio viene colmata dalla possibilità che hanno i genitori di iscrivere il proprio bambino, a partire dai sei anni in poi, dal medico di medicina generale: senza nulla togliere ai colleghi come categoria vorremmo poter seguire i ragazzi fino a 14 anni ». Del resto in altri Paesi i ragazzi dicono addio al proprio pediatra a 18 anni.

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"Mi scusi, vorrei cambiare il pediatra di famiglia". Una richiesta semplice, fatta al Cup di una Asl italiana, che però oggi rischia di essere rimbalzata. "A Roma, ma anche in molte altre città d'Italia, i pediatri attivi hanno raggiunto il massimale di 800 bambini assistiti in convenzione. Una quota a cui si possono aggiungere 80 piccoli pazienti in deroga, tra fratellini di assistiti e neonati entro 3 mesi di età", spiega all'AdnKronos Salute Teresa Rongai, segretario regionale Fimp (Federazione italiana medici pediatri) per il Lazio. Ma dal momento che ci sono stati molti pensionamenti, la ricerca di un pediatra rischia di diventare una 'mission impossible'. "Si calcola che nel 2010-15 abbiamo 'perso' 1.750 pediatri, mentre in base ai dati anagrafici tra il 2015 e il 2020 ne andranno in pensione 3.630", dice Rongai.

Un'emorragia di dottori dei bambini "che la Fimp prevedeva e segnalava già dal 2014. E che nel 2015 ha visto un record di 7-800 pediatri pensionati in tutta Italia. Ma che non è destinata a fermarsi - avverte Rongai - Nel 2020-25 avremo ben 4.600 pediatri in meno. C'è, insomma, un problema di sostenibilità del sistema, con il quale i genitori italiani sono costretti a fare i conti. Ci chiamavamo pediatri di libera scelta perché le famiglie potevano scegliere liberamente lo specialista di fiducia vicino casa. Ora, di fatto, questa possibilità di scelta in molti casi non c'è più".

E la situazione rischia di peggiorare, visto che i pediatri invecchiano e vanno in pensione, ma i giovani arrivano col contagocce. "Oggi sono circa 11 mila i pediatri di libera scelta attivi, mentre ne servirebbero 14 mila. Dalla nostra specialità escono però solo 280 giovani l'anno, troppo pochi per sanare le uscite", chiarisce l'esperta.

Ma in un'Italia che invecchia servono davvero tanti pediatri? "Certamente - risponde Rongai - perché per fortuna i bambini continuano a nascere e noi li seguiamo per molti anni. Il problema è che le nuove leve non bastano a colmare i vuoti lasciati dai pensionamenti. E a soffrire non è solo la pediatria di famiglia: anche fra gli ospedalieri c'è carenza di specialisti. Vorrei ricordare che la nostra presenza sul territorio fa dell'assistenza pediatrica italiana un fiore all'occhiello rispetto al resto d'Europa. Un tipo di assistenza ora a serio rischio".

Secondo il segretario regionale Fimp Lazio, insomma, è arrivato il momento di ripensare la programmazione. "E bisogna farlo in fretta, anche perché la gobba pensionistica avrà il suo apice nel 2020-30", ricorda.

Il problema di trovare o cambiare il dottore del piccolo di casa non riguarda per ora i neonati e i fratellini dei baby-pazienti, "che - ribadisce l'esperta - possono essere iscritti in deroga, anche se questa informazione potrebbe non essere conosciuta da tutti i genitori: nel Lazio, ad esempio, sul sito apposito il pediatra appare completo e non si segnala la possibilità di iscrivere comunque un neonato o un fratellino". Invece anche la comunicazione corretta e completa "è importante, e potrebbe semplificare la vita ai genitori", conclude Rongai.

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 11:11

Catalogo Unico Regionale

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Mercoledì, 18 Gennaio 2017 11:07

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